Il ricordo che vive. Il punto di vista di una socia sumAsum.

Sembra strano ma è così.
Sumasum non è solamente un’associazione, o almeno così sembrerebbe agli occhi inesperti di chi ci guarda da fuori, ma è prima di tutto una famiglia. Ma non una famiglia come in quelle in cui viviamo, cresciamo, usciamo per andare al lavoro o a scuola, e rientriamo la sera. No, è una famiglia dove della gente come ragazzi di 18 anni, o adulti di trenta si riuniscono. Amicizia è forse la parola chiave. Spensieratezza, sostegno, divertimento. Certe volte sembra più un bar dove amici di vecchia data si incontrano per vedere la partita di calcio, e si è felici.

Ma sumAsum, così io ho capito, è una famiglia dove il rispetto per le persone viene prima di tutto. E qui la profonda scelta di far del bene, di donare in beneficenza e di gioire nel vedere un uomo, o una donna, che ci stringono la mano ringraziandoci di tutto cuore. E’ bellissimo.
Ti da la carica, come una scossa d’energia, un fulmine in pieno petto, e fa battere il cuore, forte, e ci fa pensare che è bello far del bene, aiutare delle persone che ne hanno bisogno.
Ci fa credere ancora più in fondo che quei soldi ricavati alle nostre feste delle birre siano serviti davvero. E questo, probabilmente, riesce a farci immaginare un futuro prossimo, un futuro dove vi sarà una sesta e una settima festa della birra, che aiuterà altra gente, altri bambini, altri enti che aspettano soltanto di essere ascoltati, ma che purtroppo spesso non avviene. Ed è qui che il gruppo sumAsum si getta a capofitto, come legati a un banjee jumping: pronti a far quel salto, a farsi conoscere, per riuscire a guadagnare ancor più speranza, anche se spesso si ha un po’ paura di non farcela e di sfracellarsi al suolo. Ma ci si rialza sempre perché la forza di volontà fa parte del carattere di una persona.


Ricordo ancora, caro lettore, l’attimo dell’attesa che precede l’arrivo della gente al parco, dove noi abbiamo allestito i preparativi per la festa della birra. Il profumo delle salamelle sul fuoco, la musica di sottofondo della band che prova i suoi pezzi, il tramonto che giunge lento e gentile oltre le fronde delle piante e l’orizzonte dove si stagliano i campi. Quasi poetico e meraviglioso.
E poi quella sensazione di pace e calma, che sai già sarà stravolta poco più tardi, nel bel mezzo della festa. Corri, corri e corri. Perché non puoi far altro. Corri e sudi, e quel sudore non è sprecato, è stato versato per far del bene, per quelle persone che aspettano un barlume di speranza che i sumAsum può dargli. Corri come non hai mai fatto e talvolta sorridi, e ridi accorgendoti di quanto siano stravolti i tuoi compagni, proprio come te. Ma è questo che riesce a tenere su il morale: l’aiuto reciproco del gruppo. Ognuno aiuta qualcuno, niente discussioni. Come un tacito accordo che stipuli nell’attimo esatto in cui gli sguardi si incontrano. Un’intesa perfetta. Un gruppo perfetto.

E’ questo il ricordo che vive sulla pelle di chi è stato nei sumAsum.

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